23/02/2009

Bel Festival, ma cambierei il televoto"

23/2/2009 (7:34) - INTERVISTA A PAOLO BONOLIS
"Bel Festival, ma cambierei il televoto"
13 milioni di telespettatori hanno seguito la finale del Festival
DOSSIER Sanremo 2009
«Rifare Sanremo? Nì. E in ogni caso con un altro meccanismo di gara»
MARINELLA VENEGONI
SANREMO
Il soufflé si è ammosciato nel finale, quando Mozart e Pink Floyd, Mina e De André hanno lasciato spazio a una triade di vincitori - Marco Carta, Povia, Sal Da Vinci - che non evoca la grande musica di qualità. In più, con Carta che arriva da Amici e Maria De Filippi sul palco, aleggia lo spettro di Raiset. Paolo Bonolis confessa di aver finito l’adrenalina («Oggi mi sento una medusa, non vedo l’ora di tornare a casa»), poi com’è ovvio abbozza, difende, rilancia: ma fa anche sapere che di tutto questo, nel suo I-Pod, «resteranno gli Afterhours».

Il televoto, caro Bonolis, è una garanzia?
«Prima mi lasci dire che sono felicissimo della direzione artistica di questo Festival, perché è stato difficile calibrarlo: poiché va in tv, è il mezzo che dev’essere assecondato nei suoi meccanismi, e poiché è anche il Festival della musica italiana, è stato un lavoro da farmacista quello di esaltare le potenzialità della musica. E anche nel meccanismo della gara, che alla fine era quello che mi importava di meno. Però sì, se tornassi a questo si potrebbe mettere mano. Avrei potuto pensare a un altro meccanismo. Ma può darsi che avrebbe vinto in ogni caso Marco Carta».

Si è ricominciato a parlare di Raiset. Lei è consapevole di aver portato un nuovo contributo al tormentone?
«Non ho nessun progetto Raiset nel cervello. Lavoro per la tv, talvolta per un’azienda, talvolta per l’altra; non mi sto a chiedere per chi. Spero che non ci sia mai una barriera. Maria è venuta in Rai perché ci conosciamo, perché pensavo fosse piacevole, perché ci teneva. A volte la vita è più banale delle trame ipotizzanti».

Due manifestazioni hanno popolato le strade di Sanremo nel giornata della finalissima: i gay protestavano contro Povia, e chiedevano di lavorare i metalmeccanici di Pomigliano d’Arco che lei ha salutato dal palco. Si sente in pace, rispetto alla gestione di questi due problemi?
«Sono due problemi concreti, che il Festival ha in qualche modo avvicinato. Nel primo caso abbiamo dato la parola a Grillini e la conclusione dell’intervento di Benigni è stata una meraviglia. Io ho detto a tutti quello che penso, che l’omosessualità è naturale come l’aria e la fotosintesi. In quanto agli operai, ho chiesto di poter dire una cosa e l’ho detta. Non so quanto potrà tornare utile: la soluzione dei loro problemi non passa certo attraverso Sanremo».

Iva Zanicchi è furiosa. Ha spiegato di non aver visto che successivamente l’intervento di Benigni sulla sua canzone e di essersi sentita offesa come donna, mamma e nonna; ha detto che se l’avesse ascoltato prima, non avrebbe cantato. Ma ha anche detto che lei, a Benigni, ha tenuto bordone...
«Non ho tenuto bordone a Benigni ma allo spettacolo, che era Benigni e la musica in gara. Sono convinto che Roberto abbia creato un problema a Iva e mi dispiace: ma effettivamente il suo era già un percorso difficile, lei sapeva che sarebbe stata attaccata. Io l’ho difesa anche il giorno dopo, penso che la sua fosse una bella canzone».

Mentre lei era impegnato al Festival, si è accorto che Berlusconi ha vinto le elezioni in Sardegna e che Franceschini è diventato segretario del Pd?
«Leggevo i giornali ogni mattina perché il Festival non può essere anacronistico. Per me, saranno fatti importanti nel momento in cui vedrò i risultati che producono».

Rifarà il Festival?
«Nì. Come si fa a dire un sì o no secco? Bisogna soppesare il fatto di avere a disposizione un progetto innovativo rispetto a questa edizione».

Il ministro Brunetta ha detto che con lo share che ha portato a casa, lei si è guadagnato tutto il suo milione di cachet.
«Grazie, e ditegli che sono arrivato anche sempre puntuale».

Marco Carta è stato il meno votato dalla giuria dei professori dell’orchestra, ma al televoto ha vinto a man bassa. Che cosa pensa della sua vittoria?
«Può non piacere ad alcuni, ma è figlio di una generazione che è riuscito a stregare».

Cosa farà, adesso?
«Ho bisogno di un po’ di tempo, per vedere che cosa ho in testa».

21/02/2009

MINA E IL MELODRAMMA

NUOVO DI MINA X CHI AMA IL MELODRAMMAn637998731_1468946_8399.jpgn637998731_1480851_8887.jpgTracklist completa di SULLA TUA BOCCA LO DIRO'!

1. MI CHIAMANO MIMI'
(Giacomo Puccini)
Durata: 6.36

2. IDEALE
(Francesco Paolo Tosti)
Durata: 3.58

3. I HAVE A LOVE
(Stephen Sondheim - Leonard Bernstein)
Durata: 3.37

4. CARO MIO BEN
(Anonimo - Giuseppe Giordani)
Durata: 2.33

5. OBLIVION
(Astor Piazzola - Alba Fossati)
Durata: 4.42

6. MI PARLAVI ADAGIO (Adagio di Albinoni)
(Tommaso Albinoni - Remo Giazotto)
Durata: 3.48

7. MANON
(Giacomo Puccini)
Durata: 3.48

8. BLESS YOU IS... I LOVES YOU PORGY!
(Ira Gershwin - George Gershwin - Dorothy Heyward - Heyward Du Bose)
Durata: 5.14

9. E' LA SOLITA STORIA
(Francesco Cilea)
Durata: 3.46

10. NESSUN DORMA (Vincerò)
(Giacomo Puccini)
Durata: 3.31

11. E LUCEAN LE STELLE
(Giacomo Puccini)
Durata: 2.46

12. SONO ANDATI
(Giacomo Puccini)
Durata: 5.23

20/02/2009

Salvi Al Bano e Da Vinci SANREMO 2009

Salvi Al Bano e Da Vinci

Scritto da: Germano Antonucci

SANREMO - L'annuncio arriva all'una e trenta. Da stramazzare al suolo per la stanchezza. Paolo Bonolis, al termine di un'altra puntata infinita, chiude il televoto e legge la busta:  Al Bano e Sal Da Vinci sono salvi. Loro due rientrano in gara e, teoricamente, possono ancora aspirare a vincere il festival di Sanremo. Vanno definitivamente fuori, invece, Afterhours, Tricarico, Nicolai-Di Battista e Iva Zanicchi (eliminata per un soffio). Per loro, la delusione definitiva arriva dopo un'attesa sfiancante: per una volta, infatti, gli Artisti sono saliti per ultimi sul palco dell'Ariston.

DUETTI - Giovedì, infatti, è stato il momento delle Proposte. Tutti in una serata. Al fianco di ognuno dei dieci artisti in gara, si sono esibiti alcuni big della canzone italiana: da Pino Daniele, mentore di Silvia Aprile, a Lelio Luttazzi, che ha accompagnato l'acclamata Arisa; da Riccardo Cocciante, protagonista di un'esecuzione "allo specchio" con Filippo Perbellini, a Zucchero, Battaglia, Vandelli & Fio, che si sono scatenati sul palco con Irene. Una delle accoppiate più riuscite è stata quella tra Karima e Burt Bacharach. E poi Gino Paoli con Malika Ayane, Lucio Dalla con Iskra, Ornella Vanoni con Simona Molinari, Massimo Ranieri con Barbara Gilbo.

LA SERATA - Ad aprire lo show, era stata l'esecuzione dissonante e rabbiosa di Giovanni Allevi. L'aveva promesso, del resto. Poi, dalla scalinata dell'Ariston, è scesa la madrina della serata: Gabriella Pession. Spigliata, l'attrice è apparsa a suo agio con Bonolis e Laurenti. Più impalpabile la presenza del modello maschile, Thyago Alves. Kevin Spacey ha cantato "Imagine" assieme a Bonolis, accostando Lennon a Obama: "E' il mio presidente" ha scandito l'attore, con fierezza. Ultimo intermezzo: la lettera di Niccolò Ammaniti, letta da Giorgio Pasotti all'una e venti di notte. Troppo tardi, per essere apprezzata. A quell'ora, c'era appena la lucidità per chiedersi chi potesse uscire, tra la Zanicchi e Da Vinci.